Lunedì, 8 Giugno, 2026 - 10:00
Consenso Informato

Approvato in via definitiva il disegno di legge che prevede fra l’altro il consenso informato scritto dei genitori prima di avviare attività o progetti su sessualità e affettività nella scuola secondaria, non consentiti invece per infanzia e primaria.

Per la segretaria generale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, si tratta di un provvedimento che desta non poche perplessità. «La mia impressione – osserva – è che si sia affrontato un problema delicato con soluzioni ‘manifesto’, nelle quali l’apparenza prevale sulla sostanza. Non c’è dubbio che tutto ciò che riguarda la sfera della sessualità e delle relazioni affettive presupponga un approccio nel quale serve grande equilibrio, non ci può essere spazio per strumentalità e superficialità, né può essere ignorato il ruolo educativo della famiglia. Credo tuttavia che non possa essere ignorata la complessità e l’urgenza di temi cruciali per una sana maturazione personale e una civile convivenza fondata sul rispetto, questioni che sul piano educativo non possono essere considerate un optional. Senza contare che gli adolescenti sono esposti comunque all’influsso di altre fonti di informazione e di condizionamento, a partire dal web e dai social, che rendono ancor più necessario un ruolo attivo della scuola su questo fronte».

«Più in generale – prosegue la segretaria generale CISL Scuola - mi chiedo se ci fosse davvero bisogno di una legge per questioni la cui gestione, a mio avviso, potrebbe essere normalmente ricondotta al patto di corresponsabilità attraverso il quale si stabilisce un rapporto di condivisione del piano dell’offerta formativa tra scuola e famiglie. Un modello ormai esteso a tutti i gradi scolastici, che fa apparire superflua la sovrapposizione di ulteriori atti burocratici, esponendo peraltro il sistema di istruzione a logiche di domanda/offerta abbastanza improprie per una scuola pubblica».

«Sono anche convinta – conclude Ivana Barbacci – che il sistema scolastico abbia già comunque la possibilità di intervenire qualora si determinassero situazioni discutibili sotto il profilo educativo e didattico, e questo a prescindere dal fatto che siano avallate o meno da manifestazioni di consenso».

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