
Presentato martedì 3 febbraio, nella sala stampa della Camera dei deputati, il primo rapporto (“Senso della scuola, senso del lavoro”) redatto dall’Osservatorio Iride, costituito su iniziativa della Fondazione Costruiamo il futuro e del Censis, con l’intento di restituire il punto di vista di studentesse e studenti su ciò che vivono a scuola e fuori di essa, e sulla percezione che hanno - per esperienza diretta o mutuata - del mondo del lavoro. Il progetto è sostenuto da fondi pubblici e da soggetti privati come Acea, PricewaterhouseCooper, Cassa di Risparmio di Torino, Johnson&Johnson.
A presentare il rapporto, insieme a Maurizio Lupi, presidente della Fondazione Costruiamo il futuro, Claudia Donati, direttrice di ricerca del Censis, Gabriele Toccafondi, direttore dell’Osservatorio Iride e Giorgio De Rita, segretario generale del Censis. In collegamento on line è intervenuto il ministro Giuseppe Valditara.
Il campione della ricerca, invero non amplissimo (1.013 persone tra i 16 e i 19 anni; ma l’osservatorio sta già coinvolgendo nelle sue indagini oltre 25.000 studenti), restituisce un mutamento antropologico nei giovani, o meglio nella loro idea di lavoro, che non definisce più (come accadeva per le generazioni del dopoguerra) la loro identità, ma è visto soprattutto come il mezzo per ottenere una fonte di reddito (52,4%). Spicca il fatto che, tra coloro che ancora pensano che il lavoro sia un mezzo per realizzarsi nella vita, ci siano, in maggioranza, le ragazze (51,6%).
Se è vero che il 76% del campione, potendo tornare indietro, ripeterebbe la scelta adottata per la scuola secondaria di II grado, conferma motivata dal gradimento per le materie studiate, quasi un terzo degli intervistati (il 28,3%) ritiene che la scuola prepari poco adeguatamente o per niente al futuro. Questa frustrazione è probabilmente alla base della dispersione scolastica (implicita ed esplicita), in diminuzione ma ancora molto presente in Italia rispetto al resto d’Europa; sicuramente può intendersi come una richiesta di cambiamento rivolta alla scuola e proveniente “dal basso”. Sempre tra gli “insoddisfatti”, il 53% non ha mai ritenuto che la scuola fosse una “palestra di vita” e il 74% ha spesso pensato che la scuola vera fosse al di fuori delle mura scolastiche.
Tra le innovazioni che ragazze e ragazzi vorrebbero vedere applicate per rendere l’istituzione scolastica più interessante, spiccano cittadinanza attiva (conoscere i propri diritti e doveri per sapere come muoversi nella quotidianità), col 40,9%, e l’educazione affettiva e sessuale (34,7%). Al riguardo, il ministro Valditara, nel suo intervento, ha sostenuto di aver già soddisfatto questa esigenza, “se la si intende come educare all’empatia, all’affezione”. Per il 31% degli intervistati, inoltre, la scuola dovrebbe adottare “programmi più attenti alle vicende contemporanee”.
Guardando al futuro, nei giovani convivono percezioni contrastanti, con un misto di incertezza e ansia (specie tra le ragazze) alternate all’ottimismo. Tra le aspettative, in cima alla classifica spicca il desiderio di vivere con la persona amata (64,6%), che supera di un punto percentuale la voglia di ottenere il lavoro desiderato (63%).
Di particolare interesse il fatto che per il 43,2% delle persone sottoposte alla ricerca sia abbastanza importante in futuro avere figli. È auspicabile che non siano indotti, da qui a dieci-quindici anni, a cambiare idea, se vogliamo sperare di porre fine all’inverno demografico che l’Italia sta oggi vivendo.












