Domenica, 16 Agosto, 2015 - 05:15

Il 16 agosto è la Giornata Mondiale degli aquiloni. 

Per Vasco Rossi si può «stare per dei mesi appesi a un aquilone guardando il cielo che si muove ed il sole che muore». Per Charlie Brown - e il suo creatore Charles M. Schulz - l’aquilone è invece l’ennesima fallimentare nemesi: un filo che lo avviluppa, un albero (cannibale) che glielo mangia. Per i ragazzini di Kabul una tradizione e il ricordo di una gioia proibita dai talebani, che lo scrittore Khaled Hosseini racconta nel Cacciatore di aquiloni. Per Giovanni Pascoli un anticipo di primavera che, come «bianche ali sospese», come una «cometa per il ciel turchino», si alza sopra Urbino in una giornata di limpida gioia infantile: «e il viso e il cuore, porta tutto in cielo». (da La Stampa del 13 agosto 2015)

Chiamato dai cinesi col ben più suggestivo nome di “uccello del vento”, l’aquilone nacque proprio là, nel Celeste Impero, probabilmente più di 2000 anni fa. L’idea di alzare in volo un aquilone venne ad un antico chissà-chi dimenticato nella notte della storia: probabilmente alla base di questa invenzione c’era l’osservazione del volo degli uccelli, dello svolazzare delle foglie al vento, del gonfiarsi al vento delle vele delle barche.

Secondo un’antica leggenda cinese, l’invenzione dell’aquilone fu del tutto casuale: un contadino si trovava a lavorare nei campi curvo sulla terra quando una raffica di vento gli sollevò dalla testa il particolare copricapo con cui i contadini dell’Estremo Oriente si riparano dal sole. Quel contadino fu però lesto ad afferrare la cordicella del cappello, e questo iniziò a volteggiare nell’aria: il contadino cominciò ad inseguire il cappello svolazzante legato alla cordicella divertendosi un sacco e facendo divertire gli altri contadini che lo guardavano. Nacque così il primo aquilone.

Molto più probabilmente l’origine è altra. Come tante delle invenzioni che vengono poi usate per scopi pacifici, anche l’aquilone nacque per scopi militari: serviva – un po’ come i moderni mini-droni –, per le segnalazioni e le comunicazioni durante le operazioni belliche, per chiedere rinforzi o per misurare la forza del vento o la distanza dalla fortificazione da espugnare. Il materiale per costruire gli aquiloni si trovava assai comunemente in Cina: il tessuto e i fili di seta, il legno di bambù elastico e resistente. 

Ma c’erano altri usi degli aquiloni. Marco Polo, che fu in Cina attorno al 1285, nel Milione ci lascia un resoconto del sollevamento umano per mezzo di aquiloni. Narra che, prima che una nave salpasse, a scopo divinatorio l’equipaggio costruiva un grande aquilone a cui veniva appeso un uomo (poveretto!): se l’aquilone si sollevava dritto verso il cielo la spedizione avrebbe avuto buon esito, altrimenti… meglio rimandare il viaggio.

A partire dal 600 dC gli aquiloni cominciarono ad avere in Cina un uso ludico, quello oggi predominante, per la gioia di bambini e adulti. L’aquilone esiste in diverse versioni: ci sono quelli per il puro divertimento, quelli sofisticati per le gare agonistiche, ed anche quelli che in Oriente si usano per i combattimenti, come magistralmente racconta Kladed Hosseini nel suo libro Il cacciatore di aquiloni.

Benjamin Franklin lo utilizzò per dimostrare le sue teorie sull’elettricità (e se avete visto il magnifico cartone animato Il mio amico Ben… il povero topino che partecipava a quel pericolosissimo esperimento ne sapeva qualcosa!). I fratelli Wright usarono gli aquiloni per provare alcune loro idee su come si sarebbe potuto sollevare un aereo.

Ma oltre la scienza e il divertimento gli aquiloni ispirano anche poesia: «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico… sì, gli aquiloni» cantava il Pascoli, condensando in quei versi lo stupore e la gioia che essi sempre suscitano. Invitando ad alzare gli occhi al cielo – un po’ come le stelle – gli aquiloni possono far pensare al Cielo: «Dimmi le Tue note / e sarò canzone / soffia con il Tuo vento / e sarò aquilone…».

Forse perché evocano la leggerezza, l’indomato sogno dell’uomo di alzarsi nel vento e volare, forse perché sono semplici e usarli non richiede specifiche doti o preparazione, i colorati “uccelli del vento” ancora oggi, dopo migliaia di anni, riuniscono nella festa a cielo aperto gente di ogni età. (da Città Nuova.it)

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