Venerdì, 28 Marzo, 2014 - 16:30

Le indicazioni programmatiche esposte dalla ministra Giannini alla 7ª commissione del Senato sono in gran parte apprezzabili per le buone intenzioni manifestate, ma piuttosto vaghe nell’indicare gli obiettivi nonché gli strumenti e i tempi necessari per realizzarli. L’enfasi delle enunciazioni, ad ogni modo, non basta da sola a rendere concretamente percepita la centralità assegnata al sistema educativo come “leva più efficace” per perseguire la crescita e lo sviluppo: così come l’affermata necessità di valorizzare l’autonomia delle scuole dotandole di organici adeguati e funzionali non trova rispondenza nelle rigidità con cui l’Amministrazione sta procedendo al varo degli organici 2014/15 in termini di mera conferma dell’esistente.

Organici e piano triennale di assunzioni rappresentano due delle urgenze su cui il governo è chiamato nell’immediato a misurarsi; prendiamo atto positivamente che è la stessa ministra a ritenerli due temi tra loro fortemente intrecciati; ci attendiamo, pertanto, comportamenti conseguenti, che si traducano in atti rivolti a ridurre l’area del lavoro precario, attraverso la stabilizzazione di tutti i posti che impropriamente continuano ad essere attivati solo in organico di fatto.
Si tratta di decisioni che vanno assunte nei prossimi giorni, e che costituiscono un passaggio importante di verifica per la credibilità e la coerenza del governo. Bene in questo senso anche l’impegno a verificare lo stato di attuazione di un’altra serie di impegni, quelli assunti dal governo precedente e contenuti nel decreto “l’istruzione riparte”, ancora in gran parte inevasi.
Apprezzabile l’intento di voler incrementare le risorse a disposizione delle scuole per il MOF; ci auguriamo che seguano anche in questo caso atti concreti, sgombrando così il campo da accuse strumentali che addebitano ai sindacati, e alle loro intese per il recupero degli scatti, la colpa di un “impoverimento” delle scuole di cui sono invece altri a portare la responsabilità.
Su tutti gli altri temi richiamati nelle indicazioni programmatiche (edilizia scolastica, governance del sistema, necessità di un nuovo testo unico, valutazione, reclutamento e precariato, retribuzioni e carriere) è chiaro che all’enunciazione deve seguire l’individuazione delle sedi opportune in cui aprire il necessario confronto su progetti puntualmente definiti, se non si vuol rimanere fermi all’ennesima rassegna delle cose da fare.
Il cambiamento e l’innovazione si perseguono attraverso processi, non per eventi; processi che non sostituiscono le decisioni, ma possono rafforzarle attraverso percorsi di coinvolgimento e partecipazione sociale. Alcuni di questi temi investono peraltro direttamente gli ambiti della contrattazione: se la volontà di discuterne significa avviare una fase negoziale, siamo i primi a dare la disponibilità.
Può darsi che l’avvio di una fase di ampio confronto con i sindacati possa anche servire a rimuovere una delle preoccupazioni espresse dalla ministra Giannini nel passaggio in cui lamenta che gli insegnanti italiani sono percepiti come dipendenti pubblici “demotivati e sindacalizzati”; capirà, se discute con noi, che quei termini non sono sinonimi, e che l’appartenenza sindacale, almeno per quanto riguarda il sindacalismo confederale, si accompagna sempre a livelli alti di motivazione e di impegno professionale. Se così non fosse, la scuola italiana non sarebbe andata avanti in questi anni come ha potuto fare, grazie al lavoro svolto in condizioni di crescente difficoltà e disagio da persone capaci di dare molto più di quanto abbiano ricevuto.
Essere sindacalizzati è stato in questo senso un valore, non un limite. Il sindacato, e per quanto ci riguarda la Cisl Scuola, non teme il cambiamento, essendone stato molto spesso motore e protagonista. La sfida del cambiamento siamo pronti a raccoglierla e a rilanciarla.

Roma, 28 marzo 2014

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola

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