Anno 9 n. 1

Spedizione in A.P. art. 2 comma 20/C Legge 662/96 Filiale di Milano

 

 

STRISCIA LA RIFORMA

Osservazioni sul Progetto Nazionale di Innovazione

 

 

In data  31 gennaio 2006 il  MIUR ha emanato il  D.M. n° 775, diramato con C.M. n° 11 dell'1 febbraio 2006, "…di attuazione di un progetto, in ambito nazionale, concernente l'introduzione di innovazioni riguardanti gli ordinamenti liceali e l'articolazione dei relativi percorsi di studio, come previsti dal D.L.vo 226/2005."

Il progetto riguarda le prime classi degli 8 licei, per l’a. s. 2006/2007, da realizzarsi su libera adesione delle scuole e caratterizzantesi come laboratorio di ricerca, di approfondimento e di analisi sugli aspetti connessi agli ordinamenti dei futuri licei di cui al D. L.vo. 226/05.

Si inserisce, anche parzialmente (tenendo presente risorse professionali, economiche, strumentali, ecc. nel periodo di profondissimi tagli alle scuole), e alla distribuzione territoriale dell’offerta formativa definita per il 2006/07, nel contesto della programmazione di rete e secondo le tabelle di confluenza (altra novità) di cui al D.M. 28.12.2005.

Si coglie anche l’occasione, in questo contesto, di rilanciare, con appositi accordi/intese tra  Ufficio Scolastico Regionale, Regione, Conservatori e Accademie  (per i licei musicali e coreutici),  ecc.,  la costituzione di “poli formativi” o “campus” per un raccordo logistico ed organizzativo.

L’adesione a questo progetto è deliberata dagli organi collegiali di istituto secondo la normativa vigente (art. 3 del DPR 275/99), acquisendo l’assenso delle famiglie degli alunni destinatari del progetto innovativo.

Per la scelta delle attività e degli insegnamenti elettivi, obbligatori e facoltativi, gli studenti si avvalgono dei servizi di tutorato, organizzati dagli istituti.

Nell’ambito del progetto le scuole devono prevedere tempi adeguati per attività collegiali di progettazione, documentazione, preparazione dei materiali, verifica e valutazione, con azioni di formazione congiunta, partecipazione certificata tra operatori e formazione in servizio per il personale coinvolto (e-learning integrato, ricerca-azione, gruppi di miglioramento, in collegamento con INDIRE e IRRE, Università e Ricerca, ecc.).

Gli aspetti caratterizzanti del progetto sono legati allo schema della Riforma, prevedendo un orario annuale delle lezioni (con  attività e insegnamenti obbligatori, attività e insegnamenti obbligatori a scelta, attività e insegnamenti facoltativi, tenendo conto delle richieste di studenti e famiglie) e la progettazione per Unità di Apprendimento (dagli obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli alle competenze documentate).

Il Progetto è deliberato nell’ambito dell’ autonomia scolastica (flessibilità organizzativa e metodologico-didattica, tenendo conto delle disponibilità di bilancio) con la verifica di fattibilità (da validare dal Direttore Regionale), individuando eventuali fabbisogni aggiuntivi nonché azioni di monitoraggio, i cui criteri sono definiti da appositi Osservatori, nazionali e regionali.

La valutazione degli studenti prevede l’utilizzo del Portfolio delle competenze personali di cui all’Allegato C. del D.L.vo 226/05.

 

Fin qui il Progetto di innovazione!

 

Sennonché l’innovazione prevista risulta essere pari pari alla Riforma: un anticipo, quindi!

In sostanza, un preoccupante espediente amministrativo/burocratico per consentire a qualche istituzione scolastica (nella linea del già visto delle  100  Scuole  del primo ciclo ) di "sperimentare" l'avvio anticipato, anche parziale, della Riforma del secondo ciclo, limitatamente alla nuova filiera liceale.

Del tutto evidente l'intenzionalità elettoralistica dell'iniziativa che, nonostante l'affermazione di esordio della C.M. 11/2006 ("… aderendo alle numerose  richieste delle scuole…") non risponde a nessuna “ragione di scuola”,  ma costituisce esclusivamente una prova di forza del MIUR e del Governo per imporre con arroganza un cosiddetto progetto di innovazione, né partecipato né condiviso.

L’uso strumentale da parte del MIUR, sia al richiamo dell'art. 11 del DPR 275/99 (Iniziative finalizzate all'innovazione) e a quello  demagogico dell'autonomia delle istituzioni scolastiche,  è unicamente per delegittimare il contenuto sostanziale di un accordo politico/istituzionale raggiunto in sede di Conferenza Unificata Stato/Regioni e per aggirare un'esplicita disposizione ordinamentale (" Sino alla definizione di tutti i passaggi propedeutici all'avvio del secondo ciclo, di competenza del MIUR, il medesimo Ministero non promuove sperimentazioni del nuovo ordinamento nelle scuole, ferma restando l'autonomia scolastica" - dal D.L.vo 226/2005, art. 27, comma 4) .

Trattandosi quindi di “sperimentazione” (al di là dell'artifizio linguistico di utilizzare il termine "innovazione"), allora perché si preclude - ad esempio - agli Istituti Professionali di Stato, sicuramente i più interessati a verificare la congruità/compatibilità del loro assetto organizzativo e didattico con quello delineato da alcune tipologie liceali, ed in particolare di alcuni indirizzi dell'economico e del tecnologico?

 

La CISL SCUOLA, pur nel doveroso rispetto per le scelte che i Collegi dei Docenti in libertà e autonomia (e quindi senza pressioni , intimidazioni o lusinghe ) ritenessero di assumere (compresa l’immane responsabilità di garantire, in una difficile fase di transizione,  una certezza di profilo terminale di ciclo da dare agli studenti), considera rischiosa, intempestiva e inopportuna l'iniziativa del MIUR, destinata a creare ulteriori incertezze, confusione e disorientamento in un contesto organizzativo e funzionale del sistema scolastico secondario superiore, già scosso dalle forti tensioni provocate dalla Riforma anche a causa dei suoi numerosi aspetti tuttora oscuri e confusi, non esclusi i destini professionali del personale.

 

Ad ingenerare in noi ulteriori inquietudini non è ininfluente la circostanza temporale dell'emanazione della C.M. 11 e del D.M. 775, avvenuta dopo la scadenza del termine per le iscrizioni, determinando così una evidente discriminazione nell'utenza, già frastornata e disorientata nelle scelte successive al completamento della scuola dell'obbligo.

Ma la pubblicazione del D.M. 775/2006 ha smascherato l'esistenza di un lavorio sotterraneo del MIUR per la predispozione, al di fuori delle prescritte intese interistituzionali ("sentita la Conferenza Unificata Stato/Regioni ") e del benché minimo coinvolgimento delle Parti Sociali (quanto meno a titolo di informazione preventiva) dei tre provvedimenti previsti dall'art. 27, comma 1 , lett. a, b e c, del D.L.vo 226/2005:

·                   tabelle di confluenza degli attuali percorsi di studio nei nuovi licei;

·                   tabelle di corrispondenza degli attuali titoli di studio a quelli in uscita dai nuovi percorsi liceali;

·                   incremento fino al 20% della quota dei piani di studio rimessa alle scuole, nell'ambito degli indirizzi definiti dalle Regioni (che hanno, quindi, titolo a intervenire sulla materia in veste concorrente).

 

E’, altresì, ovvio che  la CISL SCUOLA non può che esprimere  un severo e motivato giudizio negativo, non esitando a parlare di contraffazione dell’innovazione e di vera e propria "mistificazione".

Nel merito, poi, il decreto va a toccare parti squisitamente attinenti all’organizzazione del lavoro dei docenti, che devono prevedere fasi contrattuali specifiche legate agli esiti del tavolo negoziale previsto dall’art. 43 del CCNL SCUOLA (utilizzo del Portfolio delle competenze personali, servizi di tutorato, tempi adeguati per attività collegiali di progettazione, documentazione, preparazione dei materiali previsti dal p. 4 dell’art. 4 del D. M. 775/06, ecc.)

 

La CISL SCUOLA, al di là del merito delle scelte esplicite o implicite assunte dal Decreto 775/2006, considera inconcepibile e inaccettabile che tutto ciò sia avvenuto in maniera autoreferenziale e sotto la spinta di una mera emergenza temporale legata al perfezionamento di adempimenti ordinamentali di competenza del MIUR,  al solo scopo di legittimare l'eventuale avvio di tanto intempestive quanto rischiose "innovazioni", prima anche di un importante appuntamento elettorale che potrebbe rivedere l’intero impianto del sistema formativo .

In questa fase dominata da confusione e incertezza, le scuole avrebbero avuto e hanno bisogno, invece,  di un rispetto sostanziale e non virtuale della loro autonomia organizzativa, didattica, di ricerca e sviluppo così come declinata dal DPR 275/99 e di ben altre garanzie normative, professionali e gestionali , a partire da una seria riflessione sulle nuove classi di concorso, sugli organici funzionali, sulle metodologie di insegnamento/apprendimento fondate sulle Unità di Apprendimento, sulle attività di formazione del personale, sul sostegno di adeguate risorse costantemente decurtate fino al collasso.

La scuola è diventata invece terreno di scontro politico (aggravato in questi mesi dalle tensioni elettoralistiche) e di un insanabile conflitto interistituzionale tra Stato e Regioni il cui vero obiettivo risulta essere quello di rivendicarne il governo, a titolo esclusivo o concorrente.

Cosicché i problemi veri della scuola e del suo personale diventano questioni del tutto residuali e questa vicenda , purtroppo, lo dimostra esemplarmente.

 

La CISL SCUOLA invita, quindi, i propri dirigenti, i propri delegati e iscritti ad una attenta vigilanza sui contenuti e sulle procedure di questa cosiddetta “innovazione”, che  fortunatamente proprio ai sensi dell art. 21 della  L. 59/97 e del D.P.R. applicativo 275/99, dello stesso D. M. 775/06, deve prevedere:

·                   la condivisione del Progetto da parte dell’Istituzione Scolastica  con delibera di adesione da parte del Collegio Docenti,

·                   il preventivo assenso delle famiglie e degli alunni destinatari del progetto,

·                   uno specifico piano di formazione dei docenti,

·                   le condizioni di fattibilità del progetto, tenendo conto delle disponibilità di bilancio,

·                   l’attivazione di una progettazione, così come definita nelle Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati, di Unità di Apprendimento;

·                   l’utilizzo del Portfolio delle competenze;

·                   ecc.

 

Il tutto va sicuramente collocato nella gravissima situazione finanziaria e contabile in cui versano le istituzioni scolastiche  statali e la conseguente impossibilità di garantire la quotidiana regolare erogazione del servizio scolastico sotto il profilo amministrativo, funzionale e didattico.